Imperia, IT
-- °C
-- %
Meteo

La grandine: il ghiaccio dal fuoco dell'estate

di Giuseppe Leonardi
18 agosto 2026 - 12:00

Introduzione

Esattamente due anni fa, e precisamente il 15 agosto 2024, le coste della Riviera Ligure di Ponente venivano colpite da un evento meteorologico raro e violento: un downburst (vedi altro articolo su questo sito). Quelle raffiche di vento discendente ad altissima velocità mostrarono quanto potenziale energetico potessero sprigionare i temporali marittimi estivi. Il 17 agosto 2026, due anni dopo, a Imperia, la natura ha riproposto la sua potenza sotto una forma diversa ma altrettanto suggestiva: la grandine.

Vedere il ghiaccio cadere dal cielo nel pieno della stagione estiva è un fenomeno che può incuriosire: come è possibile che nel momento più caldo dell'anno l'atmosfera riesca a fabbricare e scagliare a terra una grande quantità di solido ghiaccio?

Un po' di storia

Per millenni, la caduta improvvisa di sfere di ghiaccio nel pieno della calura estiva è stata vissuta dalle civiltà umane come un presagio inquietante o un castigo divino. Dalle tavolette mesopotamiche alle narrazioni bibliche - dove la grandine figura tra le dieci piaghe d'Egitto - la distruzione istantanea dei raccolti veniva attribuita all'ira delle divinità atmosferiche (Fig. 1).

Fig. 1 - Išhkur in sumero è il nome del dio della pioggia e della tempesta nella mitologia mesopotamica

Il primo tentativo di darne un'interpretazione razionale  risale ad Aristotele nel Primo Libro del suo trattato Meteorologica (Capitolo 12). Il filosofo greco fu colpito da un apparente paradosso: come è possibile che il ghiaccio si formi principalmente in primavera e in estate, ovvero durante le stagioni più calde, mentre la neve cade in inverno?

Per giustificare questo fenomeno, Aristotele elaborò la teoria dell'antiperistasi (dall'antico greco ἀντιπερίστασις, ovvero "reazione per opposizione"). Secondo questo principio, fisicamente errato ma concettualmente ingegnoso, una qualità (come il freddo) si intensifica e si concentra quando viene circondata dalla qualità opposta (il caldo):

  • La spinta termica e il contrasto: nelle stagioni calde, l'intenso calore presente vicino al suolo spinge l'umidità verso l'alto. Quando questa massa d'aria sale, incontra il freddo dell'alta atmosfera.
  • La compressione del freddo: secondo Aristotele, l'elevato calore circostante circonda il freddo all'interno della nube e lo "comprime" con violenza per reazione difensiva.
  • Congelamento istantaneo: questa rapida e forte compressione fa sì che il freddo si intensifichi al punto da congelare all'istante l'acqua della nube, trasformandola in grandine prima che possa cadere sotto forma di pioggia.
  • Differenza con la neve invernale: in inverno, essendo l'aria fredda sia al suolo che in quota, manca il violento contrasto termico necessario per scatenare l'antiperistasi. La neve si forma quindi in modo graduale e lento su ampie porzioni di cielo.

Nel Medioevo europeo fiorì persino la credenza nei tempestari, misteriosi individui a cui le popolazioni contadine attribuivano il potere magico di evocare o scacciare le tempeste.

Tra il XV e il XVIII secolo si tentò di distruggere le nubi temporalesche con le vibrazioni sonore delle campane a martello o con i primi spari a salve di mortai e cannoni.

Successivamente, e fino a inizio del XX secolo, esplose la moda dei cannoni antigrandine, fusti metallici ad imbuto creati per interrompere la formazione del ghiaccio tramite onde d'urto, poi abbandonati per mancanza di riscontri scientifici.

A metà del XX secolo, nacque l'inseminazione delle nubi (cloud seeding), una tecnica scientifica che diffonde sostanze come lo ioduro d'argento (tramite aerei, razzi o generatori) per aumentare i nuclei di congelamento e ridurre la dimensione dei chicchi.

Da diversi anni, la difesa si fonda sul monitoraggio radar per il preallarme e sull'uso di reti antigrandine, l'unico metodo meccanico di efficacia garantita al 100% per proteggere le colture.

La fisica del chicco: cos'è e come nasce la grandine

La grandine è una forma di precipitazione allo stato solido; più precisamente essa è composta da cristalli di ghiaccio, di dimensioni e forma variabili.

Oggi la meteorologia moderna ha svelato il meccanismo che governa questa complessa forma di precipitazione solida. La grandine non nasce nonostante il calore estivo, ma proprio a causa di esso.

  1. La spinta termica: Nelle calde giornate estive, l'intenso riscaldamento del suolo e del mare genera forti correnti ascensionali (updraft) di aria calda e umida. Questa massa d'aria sale rapidamente verso l'alto, dando vita al cumulonembo (Fig. 2), la tipica nube a sviluppo verticale che può raggiungere quote superiori ai 10.000 metri.Fig. 2 - Cumulonembo temporalesco
  2. Congelamento e accrescimento: All'interno della nube, ad alte quote dove la temperatura scende drasticamente ben al di sotto dello zero (fino a -40 °C), minuscoli cristalli di ghiaccio o gocce d'acqua d'innesco incontrano acqua soprafusa (acqua liquida mantenuta a temperature inferiori a  0 °C) e microparticelle di polvere o polline (nuclei di congelamento). Al momento dell'impatto, l'acqua soprafusa congela all'istante, solidificandosi attorno al nucleo e formando l'embrione del chicco (Fig. 3).Fig. 3 - Schema formazione chicco di grandine
  3. I cicli del cumulonembo: Le violente correnti ascensionali trattengono il chicco in sospensione all'interno della nube. Salendo e scendendo continuamente, il chicco raccoglie nuove gocce d'acqua che si congelano a strati successivi. Tagliando a metà un chicco di grandine (Fig. 4) si nota chiaramente una struttura a strati concentrici (Fig. 5), del tutto simile a quella di una cipolla: gli strati opachi si formano ad altitudini elevate dove il congelamento è istantaneo e intrappola bolle d'aria; gli strati trasparenti si formano a quote più basse dove il congelamento è più lento e l'aria riesce a fuggire.Fig. 4 - Sezione di un chicco di grandineFig. 5 - Schema sezione trasversale di un chicco di grandine 
  4. La precipitazione: Quando il peso del chicco supera la forza sostenitrice della corrente d'aria ascensionale, la gravità prende il sopravvento. La grandine precipita al suolo a velocità che possono superare il 100 Km/h (Fig. 6).Fig. 6 - Percorso della grandine

Classificazione e scala delle dimensioni

Per classificare la severità delle grandinate, la meteorologia internazionale utilizza la scala TORRO (Fig. 7), un sistema che misura l'intensità del fenomeno in base al diametro medio dei chicchi, al loro peso e all'entità dei danni provocati. Fu introdotta nel 1986 da Jonhatan Webb, noto ricercatore e climatologo britannico, direttore della divisione di ricerca sui temporali della TORRO (Tornado and Storm Research Organisation - https://www.torro.org.uk ) e membro della Royal Meteorological Society, specializzato nello studio di eventi estremi come grandinate violente, fulmini e temporali convettivi. Oltre alla dimensione ed alla velocità di caduta, altre componenti da considerare sono la durezza, la forma e l'orientamento della traiettoria di caduta. Se i danni non possono essere quantificati (Tabella 1), l'intensità viene relazionata alla grandezza del chicco e non più al danno potenziale che poteva causare (Tabella 2).

Fig. 7 - Tabella 1 e Tabella 2 scala TORRO

I primati mondiali ufficiali

  • Maggior diametro: il chicco di Vivian (South Dakota - USA) detiene il primato ufficiale con ben 20,3 centimetri di larghezza. Per fare un paragone, aveva le dimensioni simili a quelle di un melone.
  • Maggior peso: Il chicco più pesante registrato in modo ufficiale è caduto nel distretto di Gopalganj, in Bangladesh, il 14 aprile 1986. Pesava l'incredibile cifra di 1,02 Kg.
  • Maggior circonferenza: Il record appartiene a un chicco caduto ad Aurora, in Nebraska (USA), il 22 giugno 2003, che ha raggiunto una circonferenza di 47,6 centimetri.Fig. 8 - Un chicco di grandine gigante affiancato a una palla da softball (diametro 9,7 cm circa)

Cambiamenti climatici e il ruolo del Mar Ligure: cosa ci attende in futuro?

La relazione tra riscaldamento globale e grandine non si traduce semplicemente in un aumento numerico delle grandinate, bensì in una modifica della loro severità:

  • Meno eventi piccoli,  più eventi estremi: L'aumento dello strato d'aria calda vicino al suolo tende a far fondere completamente i chicchi di piccole dimensioni (< 1-2 cm) prima che tocchino terra, trasformandoli in pioggia battente.
  • Aumento dei chicchi di grandi dimensioni: L'enorme quantità di energia disponibile genera correnti ascensionali (updraft) eccezionalmente forti. Queste correnti riescono a sostenere in quota i chicchi molto più a lungo, permettendo loro di accrescersi fino a raggiungere diametri superiori ai 4-5 cm.
  • Stazionarietà delle celle temporalesche: I contrasti tra le masse d'aria marina surriscaldata e le prime infiltrazioni fresche in quota generano strutture temporalesche più rigide e persistenti, capaci di scaricare ingenti quantità di ghiaccio in finestre temporali ristrette e su porzioni di territorio molto circoscritte.

Ecco così spiegato perchè in molte regioni della Terra gli eventi a grandine grossa sono in aumento. Uno studio pubblicato il 3 giugno 2026 su Nature Climate Change ( https://rdcu.be/Zy1j3u9RhkUa ) mostra come l'Europa, e in particolare il Nord Italia, rappresenti una delle aree del pianeta dove il potenziale per gli episodi con grandine molto grossa è aumentato maggiormente negli ultimi decenni.

Il catino padano in estate si trasforma in un enorme serbatoio di umidità, capace di accumulare anche grandi quantità di calore. La vicinanza delle Alpi favorisce il contrasto con masse d'aria più fredda. Qui si concentrano tutte le condizioni favorevoli per la formazione della grandine.

Fig. 9 - Variazione della frequenza di eventi con grandine molto grande tra il 1950 e il 2023. L'Europa, e in particolare il Nord Italia, è l'hotspot mondiale in quanto ad aumento di questi eventi (da Battaglioli et al., 2026)

C'è poi un discorso legato al periodo tipico interessato dalle grandinate. Nel nostro Paese è sempre più facile imbattersi in episodi autunnali o primaverili, in alcuni casi estremi addirittura invernali. La causa di ciò è soprattutto il forte riscaldamento della superficie del Mediterraneo. A causa del cambiamento climatico il Mare Nostrum rimane caldo sempre più a lungo e in modo più intenso, trasferendo umidità e calore anche al di fuori della stagione estiva. Soprattutto in autunno, quando le prime irruzioni di aria fredda si affacciano a sud delle Alpi, possono prodursi contrasti molto forti e adatti a dare vita a eventi grandigeni anche intensi.

Fig. 10 - Andamento cumulativo della temperatura superficiale del Mar Mediterraneo nel periodo 1993-2023. L'andamento cumulativo serve a mostrare l'effetto reale e complessivo del cambiamento sul lungo termine: si sommano tutti i piccoli incrementi annuali (°C/anno) per vedere l'aumento totale accumulato dal sistema nel periodo considerato (30 anni).

In sintesi, i modelli climatici per il bacino del Mediterraneo indicano che, sebbene le giornate piovose complessive possano diminuire, i singoli episodi temporaleschi estivi sulla costa ligure diventeranno proporzionalmente più energetici, aumentando il rischio di grandinate severe e distruttive.

Anche l'evento del 17 agosto a Imperia (vedi box qui di seguito) si inserisce in questo contesto meteorologico globale e locale in profonda trasformazione. Un Mar Ligure sempre più caldo - che durante i mesi estivi registra ormai di frequente temperature superficiali prossime o superiori ai 28-30 °C - agisce come un immenso serbatoio di calore e vapore acqueo. Questa energia termica costituisce il "carburante" primario per i sistemi convettivi.

Fig. 11 - Effetti del riscaldamento globale del Mar Ligure sulla severità delle grandinate

Mitigazione e prevenzione: tra storia e scienza moderna

Come abbiamo visto in precedenza, l'uomo ha sempre cercato di difendersi dalla grandine, ma con scarsi risultati.

La ricerca scientifica moderna si è ora concentrata su metodi più rigorosi:

  • Inseminazione delle nubi (Cloud Seeding)Consiste nell'introdurre nella nube (tramite aerei o generatori a terra) particelle di ioduro d'argento. Agendo come nuclei di congelamento artificiali, l'obiettivo è competere con le particelle naturali: aumentando enormemente il numero di "semi", l'acqua disponibile nella nube si distribuisce su milioni di chicchi piccolissimi anzichè su pochi chicchi di grandi dimensioni, facendoli fondere prima di toccare il suolo.
  • Difesa passiva: La strategia più solida resta la protezione fisica. L'impiego di reti antigrandine in agricoltura offre una copertura quasi totale.

Poichè però la grandine è un fenomeno estremamente localizzato e a rapida evoluzione (spesso circoscritto a pochi chilometri e della durata di 10-15 minuti), la sfida meteorologica si sposta sulla previsione a brevissimo termine (nowcasting). L'impiego di radar meteorologici a doppia polarizzazione e di modelli numerici ad alta risoluzione permettono oggi di individuare precocemente le celle temporalesche ad alta riflettività (hail core) e di allertare con diversi minuti di anticipo la popolazione, trasformando così l'osservazione scientifica in uno strumento fondamentale di tutela economica e di sicurezza (Fig. 12).

Fig. 12 - Danni della grandine in un vigneto

Conclusioni

Dalle speculazioni filosofiche di Aristotele fino alle moderne scansioni radar, la grandine continua a ricordarci la complessità della macchina atmosferica.

Visto il potenziale distruttivo della grandine, questo fenomeno rimane uno dei più studiati dalla meteorologia; tuttavia la nostra capacità di prevederlo è ancora parziale. I temporali grandigeni si sviluppano su scale spaziali ridotte e possono cambiare struttura e percorso in pochi minuti. Basta uno spostamento di pochi chilometri della corrente d'aria ascensionale principale perchè la fascia dei chicchi più grandi colpisca un paese anzichè quello vicino.

L'evento di Imperia del 17 agosto scorso, unito al downburst di due anni fa, conferma che il Mar Ligure è un bacino ad alta energia nei mesi estivi.

In conclusione, comprendere questi fenomeni è il primo passo per rispettarli, prevederli e proteggere il nostro territorio, sempre più fragile, dagli estremi del clima.


La supercella del 17 agosto su Imperia: la dinamica di una tempesta estiva

Dopo settimane dominate da temperature elevate e da un costante accumulo di umidità nello strato limite atmosferico, il 17 agosto 2026 la Riviera Ligure di Ponente è stata teatro di una rapida e severa fase di instabilità convettiva. Il repentino cedimento dell'alta pressione ha favorito l'ingresso in quota di aria più fresca di origine settentrionale, innescando le condizioni ideali per lo sviluppo di sistemi temporaleschi a forte sviluppo verticale.

Dinamica atmosferica ed evoluzione del sistema

Come evidenziato dall'andamento della temperatura superficiale marina e dai profili dell'umidità dell'aria, l'interazione tra l'aria fresca in alta quota e la massa d'aria calda e satura stazionante sul bacino ha generato una struttura supercellulare in rapido avanzamento verso la costa. Intorno alle ore 19:00 (ora legale) il nucleo temporalesco più intenso ha impattato direttamente la città di Imperia e il Golfo Dianese. La presenza di un elevato valore di energia potenziale convettiva disponibile (CAPE), alimentato dal flusso di calore latente della superficie marina calda, ha sostenuto correnti d'aria ascensionali (updrafts) particolarmente vigorose. Queste ultime hanno mantenuto una cospicua quantità d'acqua in quota oltre la linea dello zero termico, favorendo un rapido accrescimento dei chicchi di ghiaccio.

Gli effetti al suolo e i dati strumentali

L'evento si è manifestato con estrema rapidità e violenza, come registrato chiaramente dalla nostra stazione meteorologica, tra le ore 19:00 e le ore 20:00 (ora legale):

Crollo termico e precipitazioni: i pluviometri hanno registrato un picco di intensità pari a circa 120 mm/h con circa 22 mm di pioggia caduta in appena 20 minuti, in coincidenza a un rapido calo della temperatura al suolo di oltre 10 °C dovuto al rovesciamento d'aria fredda dalle quote più alte.

Grandine e raffiche di downburst: la stazione anemometrica ha rilevato un picco di raffica di vento legato al downburst a ridosso delle ore 19:30, simultaneo alla precipitazione solida. La grandine ha colpito sia la fascia litoranea - da Borgo Marina di Imperia al Golfo Dianese - sia le prime frazioni collinari, con chicchi di dimensioni variabili capaci di provocare lievi danni alle strutture esposte.

 

Documentazione visiva: per un'analisi visiva della sequenza del rovescio di grandine sul territorio di Imperia è possibile consultare la documentazione video realizzata direttamente dal nostro Osservatorio:

 ▶️ Guarda il reportage dell'evento: Video della grandinata del 17 agosto 2026 su YouTube

Impatto sul territorio e sul settore agricolo

Oltre ai temporanei allagamenti urbani e alle decine di interventi della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza di rami pericolanti e tombini saturi, l'attenzione principale si è spostata sul comparto agricolo. Nelle aree collinari dell'immediato entroterra imperiese gli olivicoltori hanno espresso forte preoccupazione per le possibili lesioni riportate dalle drupe di olivo cultivar Taggiasca. L'impatto meccanico della grandine e del vento su coltivazioni già provate da periodi di stress termico e siccità rappresenta infatti uno dei rischi più critici legati alla recrudescenza di questi fenomeni estremi estivi.


 



Altri articoli interessanti